Sentitevi liberi, ci mancherebbe, di fare ciò che volete con i vostri libri; però, se volete ascoltare l’opinione di uno bravo, di seguito vi diciamo cosa pensava Umberto Eco a proposito delle sottolineature.

I libri – scriveva nel breve saggio “Come si fa una tesi di laurea” (ripubblicato nel 2017 da La Nave di Teseo) – si rispettano usandoli, non lasciandoli stare. Quindi, purché il libro sia vostro e a meno che abbiate in mano una copia di valore o un pezzo d’antiquariato, semaforo verde a sottolineature di ogni tipo, anche differenziate e con pennarelli a punta fine.

I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare.

Umberto Eco

«Se il libro è vostro e non ha valore di antiquariato non esitate ad annotarlo.

Non credete a coloro che dicono che i libri vanno rispettati. I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare. Anche se lo rivenderete ad una bancarella vi daranno solo due soldi, tanto vale lasciarvi i segni del vostro possesso.

La sottolineatura personalizza il libro. Segna le tracce del vostro interesse. Vi permette di ritornare a quel libro anche dopo molto tempo ritrovando a colpo d’occhio quello che vi aveva interessato. Ma bisogna sottolineare con criterio. Ci sono coloro che sottolineano tutto. È come non sottolineare nulla.

D’altra parte può darsi che in una stessa pagina vi siano informazioni che vi interessano a diversi livelli. In quel caso si tratta di differenziare le sottolineature. Usate i colori, pennarelli a punta fine.»

Fonte: Umberto Eco, Come si fa una tesi di laurea [1977], La nave di Teseo, 2017.